MARIO BASSI – BIO 

Mario Bassi nasce a Firenze nel 1936. Studia scultura dall’argilla fino al bronzo all’Istituto d’Arte con il suo maestro Giunio Gatti. Alla fine degli anni cinquanta ha partecipato a numerose mostre di giovani emergenti alla Galleria” L’Indiano” di Piero Santi dove ha fatto una mostra personale con la presentazione del poeta Alfonso Gatto. Si ricorda in modo particolare nel 1956 una mostra di 37 pittori fiorentini  più importanti operanti all’epoca, fra i quali i due giovani Mario Bassi e Mario Fallani . Dai primi anni sessanta  passa alla scultura di oggetti usando materiali diversi : acciaio, legno, plastica e vetroresina, anche in diversi assemblaggi.

 

Negli ultimi anni sessanta nascerà il gruppo fiorentino F1 , a cura del critico Achille Bonito Oliva,di cui Mario Bassi farà parte insieme a Lanfranco Baldi, Paolo Masi, Maurizio Nannucci, Vittorio Tolu, Giancarlo Zen.  Il Gruppo pubblicherà una serie di cartelle di serigrafie e una scatola “Multibox”di piccoli oggetti compreso l’intervento personale oltre che critico di Achille Bonito Oliva.

Mario Bassi verrà invitato in Sicilia da Lara V.Masini  in occasione del Premio Brancati  a Zafferana nel 1970.

Esporrà nella collettiva “arte e critica”a Modena  nel 1970.

Successivamente la mostra si sposterà al Palazzo Comunale di Acireale.

Nel 1970 espone in una mostra personale alla “Galleria 2000” di Bologna una serie di oggetti tutti di color rosa.

Ha partecipato a una mostra di giovani artisti fiorentini  nel Conservatorio Cherubini di Firenze in combinazione co n i musicisti Pietro Grossi e Albert Mayr.

Nel 1971 a Firenze  nella Mostra “Accumulazioni” alla Galleria Flori presentata dai critici Aldo Passoni e Renato Barilli , Mario Bassi sarà presente insieme a G.Paolini, C.Parmeggiani, F.Vaccari, Ketty La Rocca ed altri .

In quegli anni nella città di Firenze nasce un movimento artistico che può dirsi avanguardia e Mario Bassi ne è attivamente partecipe.

Nel 1964 viene premiato dal Comune di Firenze  con una borsa di studio e la destinazione di una sua opera al Museo d’arte contemporanea di Palazzo Pitti.

Dal 1965 farà parte del gruppo della Galleria “Numero” di Fiamma Vigo con il quale esporrà in diverse città italiane: Firenze, Roma, Venezia.  Nel   1965 la  Nuova Galleria “Numero” a Firenze  gli dedicherà una mostra personale presentata dal critico Lara V.Masini.

Nel 1965 fa parte dei 25 pittori toscani invitati dalla Città di Fiesole.

Nel 1967 L.V.Masini, su incarico di Carlo G.Argan, selezionò  alcuni giovani artisti italiani fra cui Mario Bassi per la partecipazione alla “Biennale de la Jeunesse” di Parigi.

Nel 1968 sarà invitato alla Galleria “Il Fiore” in una esposizione collettiva selezionata.

V.Tolu e K.La Rocca ha esposto alla Galleria “I Tigli” al Parco delle Cascine di Firenze.

Con Lara V.Masini  farà parte del “Centro Proposte” e parteciperà alle iniziative di scambio fra artisti italiani e americani   nelle varie esposizioni in Italia e in USA, in occasione di “Firenze capitale della cultura” nel 1986.

Nello stesso anno inaugurò la Galleria “Upupa” con una retrospettiva delle sue opere, con grande partecipazione di pubblico.

Dal 1990 ha trasferito lo studio da Firenze alla campagna di Barberino Val d’Elsa.

Nel 2003 fu invitato a una mostra collettiva nei locali dell’Archivio di Stato effettuata per commemorare Fiamma Vigo e la sua passione per l’arte.

Hanno scritto di lui: Piero Santi, Mario Novi, Alfonso Gatto, Giuseppe Gatt, Lara V.Masini, Filiberto Menna, Achille Bonito Oliva, Giorgio Di Genova.

 


Da il Dizionario Bolaffi degli scultori italiani moderni” :

“Il rapporto fra Arte e Società, e la situazione di stallo dell’artista di fronte all’impossibilità di inserirsi organicamente in un sistema alternativo sono all’origine del dissenso di Mario Bassi: un dissenso a metà strada tra disagio civile e contestazione, da parte di chi (come viene dichiarato su un suo catalogo) “ha le stesse aspirazioni che hanno in molti con forse meno illusione di poter incidere in qualche modo”. La coscienza della distanza oggettiva tra l’operare visivo e una globalità dell’esperienza vissuta al negativo, porta all’agonia dell’arte, al consumarsi di un lento suicidio condotto con stoica, e casomai ironica, determinazione decadente; o “decalante”, secondo il termine usato per le sue opere: e infatti, sabotando ogni simulazione di artisticità, l’oggetto si sforma e cola, smollato e sfatto in una deformazione che la tecnica fotogtafica usata per la riproduzione accentua e gonfia. I materiali adoperati dal cuoio, gesso e plastica di splashing  (1968 – 1969) alle resine epossidiche di ex oggetto (1970), si caricano di questa simbologia di avaria, interamente calata nello svolgimento dell’operazione.

L.C.